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CENTRO LAMA TZONG KHAPA TREVISO

Il Centro

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Il Centro Lama Tzong Khapa

Presentazione e Storia

Il Centro Lama Tsong Khapa (CLTK) di Treviso venne fondato, in un vecchio e maestoso edificio di Villorba, nel 1981 da alcuni discepoli di Lama Thubten Yesce, prezioso Lama che per amorevole gentilezza ha dedicato la sua vita all’insegnamento in occidente della filosofia buddhista Mahayana.

A chi era interessato fu data la possibilità di entrare in contatto con gli insegnamenti di Buddha trasmessi da millenni da maestro a discepolo ininterrottamente.

In quello spazio sono stati organizzati seminari e ritiri di meditazione. Abbiamo avuto la fortuna di ricevere insegnamenti sulla dottrina e la filosofia buddhista dai più importanti maestri della tradizione tibetana .

Nel corso degli anni centinaia di persone da tutta Italia hanno avuto modo di frequentare gli incontri organizzati dal CLTK. I semi piantati, grazie alla gentilezza e alla disponibilità di alcuni studenti e all’ispirazione dei nostri preziosi maestri, hanno fatto nascere altri centri di Dharma che trasmettendo la tradizione Buddhista Mahayana   consentono il diffondersi degli insegnamenti di Buddha.

Nel 2001, ridottesi le attività, la sede del Centro è stata spostata alla periferia di Treviso.

Dal 2007 il Centro si trova a Zero Branco, in una grande casa di campagna. Qui i soci continuano ad organizzare incontri di meditazione e insegnamenti sotto la guida di qualificati maestri della tradizione tibetana.

Il Centro aderisce alla Federazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana (FPMT) e fa parte dell’Unione Buddhista Italiana (UBI) che ha come, attività principale, la pratica, la preservazione e la corretta diffusione dell’Insegnamento spirituale del Buddha storico (Buddha Shakyamuni).

Attualmente in seno all’UBI sono rappresentate tutte le maggiori tradizioni e scuole buddhiste presenti sul territorio italiano.

Il Centro Lama Tzong Khapa aderisce alla scuola tibetana Gelupa, il cui fondatore è Lama Tzong Khapa (1357-1414). Il massimo rappresentante della scuola Gelupa è Sua Santità Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama, premio Nobel per la pace 1989.

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Avvertimento sulla pratica del culto di Dolgyal Shugden

A seguito di lunghe ed attente indagini, Sua Santità il Dalai Lama sconsiglia vivamente i buddisti tibetani dal propiziare lo spirito feroce noto come Dolgyal (Shugden). Anche se un tempo lo praticava e propiziava, Sua Santità ha rinunciato alla pratica fin dal 1975 dopo aver scoperto i profondi problemi storici, sociali e religiosi ad esso legati. Lo ha fatto con la piena conoscenza ed il sostegno del suo tutore, il compianto Kyabje Trichang Rinpoche tramite il quale Sua il Santità fu per la prima volta associato alla pratica. Anche all’interno delle scuole Gelug e Sakya ¬¬ – le tradizioni buddiste tibetane cui appartiene la maggioranza dei professanti Dolgyal – la propiziazione di questo spirito è stato controverso lungo tutta la sua storia. L’indagine storica rivela che la pratica Dolgyal, che ha una forte connotazione confessionale, ha storicamente contribuito ad un clima di disarmonia settaria in varie parti del Tibet e tra le varie comunità tibetane.

Pertanto, a partire dal 1975, Sua Santità ha regolarmente reso pubblico il suo parere per cui questa pratica è sconsigliabile, in base alle seguenti tre ragioni:

  1. Pericolo di degenerazione del buddismo tibetano nella forma di culto d’uno spirito: il buddismo tibetano s’è evoluto in origine dalla tradizione autentica ed antica maturata nella grande università monastica indiana di Nalanda, una tradizione che Sua Santità descrive spesso come una forma completa del buddismo. Essa incarna l’insegnamento originale del Buddha come sviluppato attraverso le ricche intuizioni filosofiche, psicologiche e spirituali di grandi maestri buddhisti come Nagarjuna, Asanga, Vasubandhu, Dignaga e Dharmakirti. Nello sviluppo del buddismo in Tibet nelle sue prime fasi (VIII secolo) sono stati determinanti gli scritti del grande filosofo e logico Shantarakshita, per questo l’indagine filosofica e le analisi critiche sono sempre state caratteristiche importanti del buddismo tibetano. Il problema con la pratica Dolgyal è che presenta lo spirito Dolgyal (Shugden) come protettore del Dharma e per di più tende a promuovere lo spirito come più importante del Buddha stesso. Se questa tendenza dovesse continuare senza controllo, e persone inconsapevoli fossero conquistate da pratiche da questo tipo di culto, si correrebbe il pericolo che la ricca tradizione del buddhismo tibetano possa degenerare in un mero propiziazione di spiriti.
  2. Ostacolo alla nascita di un vero non-settarismo: Sua Santità ha spesso dichiarato che uno dei suoi impegni più importanti è la promozione del dialogo e l’armonia inter-religiosa. Come parte di questo sforzo, Sua Santità è impegnata a favorire il non settarismo in tutte le scuole del buddismo tibetano. In questo Sua Santità sta seguendo l’esempio dato dai suoi predecessori, in particolare il quinto Dalai Lama ed il tredicesimo Dalai Lama. Non solo è un approccio non settario, reciprocamente arricchente per tutte le Scuole Buddiste Tibetane, ma è anche la migliore protezione contro l’incremento del settarismo che potrebbe avere conseguenze dannose per la tradizione tibetana nel suo complesso. Dato il legame riconosciuto tra il culto Dolgyal ed il settarismo, questa particolare pratica rimane un ostacolo fondamentale per promuovere un genuino spirito non settario all’interno della tradizione buddista tibetana.
  3. Inadeguatezza in relazione alla serenità della società tibetana: propiziare Dolgyal è particolarmente problematico, date le circostanze attuali difficoltà del popolo tibetano. La ricerca storica e bibliografica dimostra che lo spirito Dolgyal nacque da ostilità nei confronti del grande Quinto Dalai Lama e del suo governo. Il Quinto Dalai Lama, che nel XVII secolo assunse la leadership spirituale e temporale del Tibet, personalmente denunciò Dolgyal come uno spirito maligno nato da intenzioni inopportune e dannose per il benessere degli esseri in generale ed il governo tibetano guidato dal Dalai Lama in particolare. Il tredicesimo Dalai Lama ed altri autorevoli maestri spirituali tibetani si espressero fortemente contro questa pratica. Pertanto, nel contesto attuale del Tibet, in cui l’unità tra il popolo tibetano è di vitale importanza, non è appropriato essere coinvolti in questa controversa pratica propiziatorio che porta divisione.

DICHIARAZIONE RIGUARDANTE IL CULTO DI DOGYAL/SHUGDEN PDF

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Il Centro, i suoi scopi, gli obiettivi

Il “CENTRO LAMA TZONG KHAPA associazione per lo studio, la pratica e la diffusione della filosofia e psicologia buddista tibetana” è una libera Associazione di fatto, apartitica e apolitica, con durata illimitata nel tempo e senza scopo di lucro.

L’Associazione ha sede in Zero Branco Via Peseggiana 31 — Treviso.

La sua fondazione è stata attuata da un gruppo di persone con la tutela del dal Ven. Lama Yesce il 5 Maggio 1982 con atto del notaio Enrico Fumo con il nome: Centro Lama Tzong Khapa associazione per lo studio e la pratica della filosofia e psicologia buddista.

L’Associazione riconosce S.S. il Dalai Lama, premio nobel per la pace nel 1989, come suprema autorità del Buddhismo e Lama Thubten Zopa Rinpoce o il successore da lui designato come Direttore spirituale. ln mancanza di designazione o di rifiuto del designato, l’Associazione farà riferimento alle indicazioni di S.S. il Dalai Lama del Tibet o, in mancanza di questo, dal detentore del “trono” di Gaden (detentore della Tradizione di Lama Tzong Khapa) in carica in quel momento. [Art. 1 dello Statuto]

Sul presupposto che il Buddhismo è basato sul principio secondo il quale ogni essere umano ha un illimitato potenziale di evoluzione interiore, che può essere sviluppato e realizzato interamente attraverso specifiche pratiche di meditazione e un modo di vita che si basi sul rispetto degli altri e di se stessi, l’Associazione persegue i seguenti scopi:

  1. lo studio e Ia diffusione della cultura, filosofia, psicologia e tradizione Buddhista Mahayana;
  2. collaborare al mantenimento dell’igiene mentale e del benessere della collettività;
  3. diffondere gli insegnamenti dei Sutra e dei Tantra Mahayana del Tibet, con particolare riferimento ai tre gioielli e alle quattro nobili verità, come sono tramandati nella tradizione di Lama Tzong Khapa.

L’Associazione mantiene rapporti di collaborazione con la “Foundation for the Preservation of the Mahayana Tradition” che opera a livello internazionale per la diffusione e l’insegnamento della pratica spirituale e culturale del Buddhismo e di cui l’Associazione si considera parte integrante intendendo rispettarne le direttive. ln particolare, l’Associazione regola i propri rapporti con la Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana — Italia (Fondazione riconosciuta come ente religioso dallo Stato con Decreto del Presidente della Repubblica il 20/7/99), tramite separata scrittura privata. [Art. 2 dello Statuto]

L’Associazione per il raggiungimento dei suoi fini, intende promuovere varie attività, in particolare: corsi, conferenze, manifestazioni culturali; formazione e mantenimento di una biblioteca a disposizione di quanti vogliano consultarla; corsi di meditazione e ritiri spirituali; corsi comparati di medicina tibetana, orientale e occidentale; corsi di studi pluriennali a carattere parauniversitario; collaborazione con scuole di ogni ordine e grado, università e ricercatori privati per lo sviluppo di un fecondo rapporto tra la psicologia e la filosofia Buddhista e quelle occidentali; incontri a tutti i livelli di studiosi, docenti, professionisti e studenti nei campi relativi alle finalità istituzionali; studio della lingua tibetana, traduzione, stampa di testi originali; pubblicazione e diffusione di audiovisivi, libri e dispense anche con la trascrizione dei corsi promossi dall’associazione in ossequio alle vigenti leggi in materia; pubblicazione di bollettini d’informazione; viaggi e soggiorni a scopo culturale e ricreativo; assistenza agli anziani, agli ex-carcerati e ai carcerati ai sensi dell’art. 17 L. 26/7/975 N.354, ai moribondi, ai tossico-dipendenti, sia attraverso corsi di formazione per le persone che se ne occupano che con l’intervento diretto e la creazione di apposite strutture; promuovere o partecipare ad iniziative a favore della pace nel mondo e per la reciproca comprensione fra le varie religioni; richiedere sponsorizzazioni o contributi; porre in essere attività di natura commerciale in modo subordinato all’attività istituzionale, in conformità alle normative civili e fiscali in vigore per gli enti non commerciali. [Art. 3 dello Statuto]

Gli organi del Centro
Gli Organi dell’Associazione sono: l’Assemblea dei soci; il Consiglio Direttivo; Il Presidente [Art. 9 dello Statuto].
L’Assemblea dei soci ha i seguenti scopi: elegge il Consiglio Direttivo; approva le linee generali del programma di attività per l’anno sociale; approva il bilancio o rendiconto economico; approva l’eventuale regolamento interno. [art. 10 dello Statuto]

Il Consiglio Direttivo ha tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione.
Nella gestione ordinaria i suoi compiti sono: redigere i programmi di attività sociale previsti dallo statuto sulla base delle linee approvate dall’assemblea dei soci; curare l’esecuzione delle deliberazioni dell’assemblea; redigere il bilancio o il rendiconto economico; compilare i progetti per l’impiego del residuo del bilancio da sottoporre all’Assemblea; formulare l’eventuale regolamento interno da sottoporre all’approvazione dell’assemblea; deliberare circa l’ammissione, la sospensione, la radiazione e l’espulsione dei soci; favorire la partecipazione dei soci alle attività dell’associazione; stabilire gli importi delle quote annuali delle varie categorie di soci.
Il Consiglio Direttivo può delegare parte dei propri compiti ad uno o più dei suoi membri. [Art. 11 dello Statuto].

Il Presidente dura in carica tre anni ed è il legale rappresentante dell’Associazione a tutti gli effetti. E’ rieleggibile senza limite alcuno. È eletto dal Consiglio Direttivo, sentito il parere del Direttore spirituale di cui è il diretto referente. Egli convoca e presiede il Consiglio Direttivo e l’Assemblea dei soci, sottoscrive tutti gli atti amministrativi compiuti dall’Associazione. Al Presidente spetta l’ordinaria amministrazione e, in caso di urgenza, può agire anche per quella straordinaria dandone poi comunicazione al Consiglio direttivo alla prima riunione per la ratifica; può aprire e chiudere conti correnti bancari e postali e procedere agli incassi. Conferisce ai soci procura speciale per la gestione di attività varie, previa approvazione del Consiglio Direttivo. Il Presidente o chi da lui delegato può allontanare immediatamente chiunque disturbi le attività dell’Associazione e dirime in via amichevole e definitiva eventuali controversie riguardanti le attività dell’Associazione che insorgessero fra diversi associati o fra questi e l’Associazione. ln caso di assenza o impedimento del Presidente tutte le di lui mansioni spettano al Vice Presidente. [Art. 12 dello Statuto]

Tutte le cariche elettive sono gratuite. Ai soci compete solo il rimborso delle spese varie regolarmente documentate. [Art. 13 dello Statuto].

LO STATUTO

 

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Come meditare

Le serate del lunedì, dalle ore 20:00 alle ore 22:00, sono dedicate al tema: COME MEDITARE, esperienze di meditazione e su come prendersi cura della propria mente.

L’accesso è gratuito (contattare Danillo al 348 7011871).

 

Incontri Settimanali

Ogni mercoledì, dalle ore 20:30 alle 22:30, Danillo Ghirardo conduce incontri di pratica e discussione. Gli incontri sono liberi (contattare Danillo al 348 7011871).

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